L’articolo di Manuel De Landa è ormai un po’ datato in quanto risale al 2001, e non è neanche tra i suoi articoli più noti pubblicati su Architectural Design. Per questi motivi, la mia aggressività nei confronti di questo testo potrebbe essere in parte giustificata e comunque non toglie all’autore la sua reputazione in materia, ma che mi sento comunque di non condividere.
L’articolo inizia parlando di materiali e di differenti modi di progettare per parlare poi in sostanza dei software di modellazione solida in riferimento al progetto architettonico, ai cambiamenti che essi hanno portato al suo interno, vantaggi e svantaggi, speranze future. Bene, direi che il caro Manuel si dilunga molto nei suoi sproloqui ma in pratica non dice nulla che possa essere formalmente discusso, se non le sue conclusioni. De Landa scrive del CAD tradizionale, dei suoi limiti nella creazione di forme complesse (in quanto non implementa le NURBS credo) e della grande innovazione dell’implementazione NURBS in alcuni software per poter finalmente avere una libertà espressiva enorme per gli architetti. Ho riassunto banalmente il suo scritto ma il succo è questo, e già qui potremmo dirne parecchie. E’ indiscussa la potenzialità di alcuni modellatori solidi NURBS-based nella loro capacità di gestire e manipolare qualunque tipo di superficie. Ma è altrettanto importante far notare come questo tipo di descrizione matematica della geometria si facilmente estrapolabile e riutilizzabile ad esempio per la creazione istantanea di modelli strutturali, pronti per l’analisi FEM. E’ anche molto importante considerare che la maggior innovazione dei software di modellazione viene non tanto dall’implementazione NURBS (che facilita di molto il lavoro però) ma dalla presenza di ambienti di programmazione interna che permettono di personalizzare il software. Ecco che qui veramente l’utente può fare quello che vuole, e anche con un CAD tradizionale può disegnare qualunque tipo di forma, che sia in grado di descrivere parametricamente. A tal proposito è consigliabile riferirsi a questo poderoso testo di matematica: GRAY A., ABBENA E., SALAMON S., Modern differential Geometry of Curves and Surfaces with Mahtematica®, CRC, Boca Raton, Terza edizione, 2006 (1993). Oppure per iniziare ad un semplice software in Java liberamente scaricabile dalla rete, chiamato 3D Xplor Math.
De Landa chiude il saggio affermando l’arretratezza dell’implementazione delle tecniche evolutive all’interno di software per la progettazione architettonica (modellazione solida). Egli però auspica che in futuro tali codici diventino parte integrante di parecchi di questi programmi attualmente in commercio. Io sinceramente spero nell’esatto contrario, e sono molto contento del fatto che finora nessun algoritmo evolutivo sia parte integrante di un software di modellazione solida. Credo sia una contraddizione concettuale, in quanto questo tipo di tecniche di ottimizzazione euristiche diventa efficace nel momento in cui sono trattate come personalizzazione del software, ovvero ogni progettista ne fa uso personale quando ritiene opportuno, compilando il suo codice ad hoc per ogni evenienza. In caso contrario si ricade nella parametrizzazione becera alla Architectural Desktop e company, molto utile nella pratica professionale “strong delivery” nella quale gran parte del lavoro è ripetitivo e compilativo ma altrettanto inutile in tutti gli altri casi, soprattutto nella ricerca. Chi ha mai utilizzato una scala parametrica, o un serramento parametrico, o altre varie porcherie nella progettazione architettonica che non sia edilizia? Non è possibile. E’ scomodo. E’ inutile, ed è una forzatura. Gli algoritmi genetici ed in generale le tecniche evolutive devono essere liberamente compilate per problemi ad hoc ed utilizzate di conseguenza. Altrimenti la sequenza: esatta formulazione del problema (programma del progetto), funzione obiettivo (esito atteso) e processo evolutivo (metodo di ricerca euristico population-based) perde di significato, in quanto non può essere generalizzata e parametrizzata.
Riporto qui sotto il riferimento bibliografico al testo commentato, e prometto presto di riordinare, correggere ed ampliare la pagina dedicata alla bibliografia.
DE LANDA M., Philosophies of design: The case of modeling software, in “VERB processing”, 2001, pagg. 130-142.