I software CAD (acronimo di Computer Aided Design) implementano solitamente uno strumento per personalizzare il prodotto in base alle specifiche esigenze dell’utente, basandosi su linguaggi di programmazione interpretati di comune uso. Ad esempio il diffusissimo AutoCAD permette di scrivere delle righe di codice in Visual Basic (sotto la barra STRUMENTI, MACRO, EDITOR DI VISUAL BASIC).
Nel campo architettonico, l’utilizzo di questi strumenti si sta diffondendo soprattutto nella progettazione di edifici geometricamente complessi o con configurazioni spaziali molto articolate. Per questo il maggior successo della personalizzazione di software e dell’utilizzo di scritps è legato all’uso di software specifico per la modellazione di superfici e di solidi. Sembra quindi che lo scopo dell’utilizzo degli scripts sia prima di tutto l’automazione di operazioni, le quali verrebbero svolte dall’uomo con maggiori risorse rispetto alla macchina. Per la maggior parte dei casi la velocità di un processo e l’ottimizzazione sono effettivamente validissimi motivi per l’utilizzo costante di codici che si avvicinano alle esigenze specifiche, però è anche vero che diversi professionisti utilizzano questi strumenti per ben altri motivi, e cioè generano le forme. Stimolati dagli studi e dagli sviluppi di algoritmi genetici e reti neurali (soprattutto negli anni ottanta) si sperimenta la ricerca di forma senza ambire ad alcuna altra ottimizzazione che non sia quella estetica.
Prescindendo però dalla ricerca teorica e pratica che sorregge il continuo utilizzo e sviluppo degli scripts, si vuole qui dedicare attenzione proprio al linguaggio di programmazione come supporto di un software già dotato di un’interfaccia grafica e sostanzialmente completo. Rhinoceros, potente modellatore solido e di superfici che utilizza algoritmi NURBS per la rappresentazione esatta di forme libere, implementa un linguaggio di programmazione chiamato RhinoScript (sotto la barra STRUMENTI, RHINOSCRIPT, EDIT). E’ un linguaggio interpretato (al contrario di C++ che è compilato, cioè produce come output un eseguibile) basato sulla diffusa sintassi di Visual Basic. Il principale vantaggio di questo strumento è la possibilità di richiamare nelle righe del codice dei comandi specifici di Rhinoceros, sfruttando quindi il potente motore grafico già proprio del programma (algoritmi openNURBS). Ecco che l’interfaccia grafica del software e la sua struttura in generale diventano un potenziale per creare piuttosto che un confine, al di fuori del quale non si può agire. Estremizzando, non è neanche indispensabile che un software sia stato concepito per un bacino d’utenza architettonico. E’ più probabile anzi che un programma pensato per la meccanica o per l’ingegneria aerospaziale o ancora per il disegno industriale venga ‘plasmato’ dall’architetto con questi strumenti di personalizzazione per rispondere a sue esigenze specifiche, ma sempre allo scopo di sfruttare in qualche modo le capacità proprie del software.
Primi esempi di queste tendenze si possono ritrovare con John Frazer (Gehry Technologies), che negli anni ’70 già testava CATIA (software nato per il settore aerospaziale) e lo personalizzava, ponendo le basi per l’attuale metodo lavorativo dello studio di Gehry. Si parte da modelli fisici, si scansionano in tre dimensioni per ottenere modelli virtuali, poi si utilizza la parametrizzazione per ottimizzare, velocizzare e semplificare l’intero processo progettuale.
Attualmente diversi professionisti e ricercatori hanno ampliato il concetto di personalizzazione con quello di coordinazione e sincronismo tra software. L’obiettivo è sicuramente coerente con le ragioni della personalizzazione, e cioè sfruttare le potenzialità di uno strumento completo, pronto e disponibile, facendole convergere verso le esigenze dell’architettura, e direi del progetto in corso. Nulla di male quindi nel voler utilizzare contemporaneamente più software, ognuno eccellente in un settore specifico, ma complementare agli altri. L’attività di personalizzazione quindi non solo sceglie il software, lo utilizza e lo arricchisce di funzioni, ma lo completa con le potenzialità degli altri presenti sul mercato. E’ sicuramente il modo più naturale di evolversi del progetto di architettura, per sua natura multidisciplinare, complesso, che coinvolge diversi saperi e figure professionali, più volte soggetto a controlli e verifiche incrociati alle diverse scale.
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